GAZZETTINO 19-01-2022

Sezione: STAMPA
Contagr, nei posti di lavoro forte percezione del rischio ma resiste la superficialità
Autore: Zanardo Mattia

Contagi, nei posti di lavoro forte percezione del rischio ma resiste la superficialità
SONDAGGIO IN VENETO DI AVIS E ADMO: L'83% NOTA ATTENZIONE, IL 35 % DENUNCIA IL MANCATO RISPETTO DELLE NORME IL PROGETTO
TREVISO Per prevenire i rischi di contagio nei luoghi di lavoro è stato fatto molto, ma si può e si deve fare di più. A sostenerlo sono gli stessi lavoratori veneti, tramite un sondaggio promosso da Avis e Admo regionali. Le associazioni hanno raccolto le opinioni di un campione di propri donatori, soprattutto in età lavorativa, in vari settori economici, su come la pandemia ha influito sull'attenzione verso le condizioni sanitarie nelle aziende, sulle prassi messe in campo e le eventuali lacune da colmare. La rilevazione, condotta nei precedenti due mesi, rientra nel progetto "lo Valgo 3.0: il terzo settore e le imprese insieme per la salute della comunità", terza edizione di un'iniziativa che da un triennio punta a diffondere la cultura del volontariato, della donazione di sangue e, più in generale, di stili di vita sani negli ambienti di lavoro.
COMPORTAMENTI L'80% degli intervistati conferma che con il Covid è aumentata, nelle fabbriche e negli uffici, la percezione dei rischi e la consapevolezza da parte del personale di quanto i comportamenti individuali possano ripercuotersi su tutta la collettività. Non solo, il 61% sottolinea come nell'impresa in cui opera siano già stati attuati momenti di informazione su questi temi e 1'83% ha notato nei colleghi maggiore attenzione su questi temi. A promuovere le precauzioni adottate sono in prevalenza - il 54% del totale - gli addetti delle piccole e medie realtà, da uno a 50 dipendenti. Allo stesso tempo, tuttavia, secondo un 35% del campione permangono ancora superficialità, mancata prevenzione e non rispetto delle norme anti-contagio e un altro 32% denuncia luoghi di lavoro inadeguati, mentre un 27% punta l'indice contro i colleghi non vaccinati. Questi dati costituiranno la base di lavoro per una serie di tavoli di co-progettazione, con rappresentanti del terzo settore, associazioni imprenditoriali, sindacati, enti locali e altri soggetti: l'obiettivo è stilare delle linee guida da applicare, in modo volontario, nelle ditte. «Non si tratta di una replica dei protocolli già esistenti - ribadisce Chiara Manfrin, coordinatrice di Io Valgo 3.0 - ma piuttosto di individuare soluzioni condivise nel territorio per innescare sinergie tra attori diversi». È in partenza anche una campagna di sensibilizzazione ad ampio raggio: «Al di là delle norme e dei dispositivi di sicurezza e tutela della salute, è fondamentale vi sia un diffuso senso di responsabilità e solidarietà affinché vi sia una proattiva adesione alle regole», spiega Vanda Pradal, presidente di Avis Veneto, ricordando come tali valori siano nel dna dell'associazione.
PIÙ UNITI Al progetto, elogiato anche
dall'assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, collaborano Cisl Veneto, Confcommercio Veneto, Villa MariaCentro di medicina, Lions Club - Distretto 108Ta3. Soprattutto, partnerprincipale è l'Admo Veneto: «E la riprova che dalla pandemia ne vogliamo uscire più uniti - afferma la presidente Mara Rosolen -, più convinti che insieme si può andare avanti e trovare nuovi modi di sensibilizzare e avvicinare sempre più persone all'importanza del dono». La presentazione ufficiale è stata anche l'occasione per fare il punto sull'attività delle associazioni. Nel 2021, l'Avis regionale ha mantenuto invariato il numero di 130mila donatori e ha superato le 200mi1a donazioni effettuate l'anno precedente. «Oggi però molti nostri donatori sono in quarantena, mentre le sale operatorie continuano ad avere bisogno di sangue - nota la presidente Pradal - il Veneto, che è sempre stato una delle poche regioni a rifornire anche il resto del Paese, ora deve pensare a garantire l'autosufficienza interna». Sono, invece, 50mila i soci Admo veneti iscritti al Registro donatori di midollo osseo, di cui 3.800 nell'ultimo anno, e nel 2021 hanno effettuato 90 donazioni.
Mattia Zanardo
OD RIPROOUZIONE RISERVATA

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Padova
A casa il 78% dei dipendenti, azienda costretta a chiudere
Beghin, titolare della
PADOVA II 78% del personale è assente perché risultato positivo al Coronavirus, in isolamento fiduciario oppure in attesa dell'esito del tampone. Intanto i telefoni continuano a squillare e le richieste di commesse si accumulano. Cosi Vanessa
meccanica Tiemme con sede a San Martino di Lupari e della Plm costruzioni meccaniche di Castelfranco è stata costretta a chiudere l'azienda. Almeno fino a lunedì. Secondo l'imprenditrice, che è anche assessore del Comune
di Galliera, «non è possibile continuare con queste modalità. Alcuni dipendenti stanno attendendo da giorni l'esito dei test. Tra le due aziende siamo 45 persone. Qui al lavoro ci sono cinque collaboratori. Di fatto non si può fare nulla».

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